Truffa on line: si fingono acquirenti. Ecco come agiscono

Una truffa che proviene ancora una volta dal web. Questa volta, come rivela la Polizia di Stato, a rimetterci sono quegli utenti che mettono in vendita on line i propri prodotti. Si tratta di quegli oggetti che non gli servono più, e vorrebbero sbarazzarsene per poterci ricavare anche qualche soldo. Da quanto emerge, occorre prestare attenzione al modo in cui si comportano i potenziali acquirenti.

Avete presente quegli annunci on line che si vedono nei siti al fine ultimo di liberarsi di determinati oggetti? Ebbene esistono persone che affermano di essere interessati all’articolo messo in vendita, ma in realtà lo dicono esclusivamente per truffarvi. Una truffa fatta quindi nelle vesti di finto acquirente, studiata bene fin nei minimi dettagli.

Gli acquirenti farlocchi affermano di scrivere dall’estero, e di voler acquistare immediatamente il prodotto messo da voi in vendita. Di solito non fanno alcuna domanda, si mostrano decisi, affermando che il prodotto dovrà essere spedito all’estero.

Dunque l’avviso di interesse dei finti acquirenti serve ad informarvi anche del fatto che tra qualche minuto, ora o giorno riceverete una e-mail. Il vostro errore consisterebbe eventualmente nel rispondere alla mail in questione.

Prestate attenzione a quello che vi chiede: se vuole i dati personali, la banca ed il codice iban al fine di inviarvi i soldi, il passo successivo che vi attende è una seconda pericolosa mail.

Il messaggio successivo vi arriverà da una sedicente banca straniera (dello stesso paese dell’acquirente farlocco), con il compito di informarvi che deve effettuare dei controlli. I controlli afferiscono al fatto di doversi assicurare che il denaro da trasferire non serva per qualcosa di losco. Quindi? Per questi controlli occorre pagare.

Vi chiede di versare una somma pari a 90 euro più spese di commissione da effettuare tramite delle società note, come la Western Union mediante un bonifico a nome di una cassiera fasulla della sedicente banca straniera, la cui causale dovrà essere: “Invio ad un amica o conoscenza”.

Le ragioni di una causale simile le giustificano dicendo che è soltanto per via del fatto che siete dei privati cittadini che non vi è possibile adoperare causali diverse. In realtà la causale indicata serve a non destare sospetti, in modo che i truffatori di questo sistema di raggiri possano stare tranquilli.

In definitiva, il messaggio verte sull’intimidazione della necessità dei controlli e sull’opportunità di ricevere immediatamente il denaro, una volta che il bonifico con causale “Invio ad un’amica o conoscenza” sarà giunto in banca. Naturalmente, un potenziale utente truffato quei soldi non li otterrà mai, e nessuno gli restituirà quei 90 euro circa che (eventualmente) ha già spedito ai truffatori.




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