Sardegna, 7mila tonnellate di rifiuti radioattivi non in sicurezza

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Situazione di estremo pericolo, da anni in Sardegna, che finalmente potrebbe essere risolta. Il sindaco di Porto Torres, esponente del Movimento 5 Stelle ha tutta l’intenzione di adottare le necessarie misure utili a mettere l’area in questione finalmente in sicurezza. Si tratta di un passo molto importante sia per quanto concerne l’ambiente che per quanto attiene alla salute delle persone.

Nell’area industriale di Porto Torres è stato sequestrato recentemente un deposito di proprietà della Syndial, afferente al gruppo Eni, contenente ben 7mila tonnellate di rifiuti radioattivi. Il motivo del sequestro? Lo spiega Sean Wheeler del Movimento 5 Stelle e sindaco di Porto Torres, affermando che la Syndial non si è mai adoperata allo scopo di mettere in sicurezza l’area in questione nonostante sia stata sollecitata numerose volte nell’arco degli anni. Una mancanza di responsabilità che rappresenta un fatto davvero grave. Eppure la gente lo sapeva, le istituzioni anche, ma non si è mai fatto niente di concreto, solo proclami.

La società non ha nemmeno indicato con la necessaria segnaletica quello che è il suo deposito di palte fosfatiche, il materiale tossico incriminato. Una situazione davvero rischiosa, quindi.

L’ultimo, a livello temporale, a chiedere che fossero applicate le dovute misure di sicurezza è stato Luigi Deligia, ex commissario straordinario di Porto Torres.

Per la prossima settimana è stata convocata la conferenza relativa ai servizi, cui spetta il delicato compito di decidere le misure da adottare al fine di riuscire finalmente a mettere l’area in sicurezza.

Una situazione che avrebbe potuto avere fine alcuni anni fa, anche considerando che nel 2011 le operazioni afferenti alla bonifica dell’area parevano imminenti. La Syndial aveva per l’occasione presentato un progetto approvato preliminarmente dal ministero dell’ambiente ad agosto. Non se ne fece più nulla, anche se il 2011 era stato etichettato come “l’anno delle bonifiche”.

La faccenda risulta da anni essere estremamente delicata, anche perché è sufficiente che una cosa entri semplicemente in contatto con queste pale fosfatiche, che si trasforma in un rifiuto speciale da smaltire necessariamente in strutture appositamente dedicate.

Già nel 2011 la preoccupazione relativa all’area incriminata era davvero molto viva. Basta pensare che la regione Sardegna raccomandava di controllare l’aria che la gente respirava.

L’aria di quel territorio e di quella delle aree confinanti necessitano di controlli frequenti, campionandola ed evidenziando la eventuale presenza di sostanze pericolose.

Intanto sono in corso alcune indagini relative a questa delicata faccenda, coordinate dal p.m. Mario Leo e dal procuratore capo Paolo Piras.




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